IL TE’ E IL CAFFE’

IL TE’ E IL CAFFE’

A cura di Giulia Lami

Il tè può vantare una gamma di colori che spazia dal bianco all’oro, dal verde al rosso al nero. Il caffè, nonostante si caratterizzi per la sola sfumatura del marrone gode di una prestigiosa reputazione in tutto il mondo. La differenza sta molto nel sapore.

Pensiamo all’amaro del caffè, al suo sapore forte e distinto. Ora pensiamo al tè, ai suoi molteplici gusti da non saperne identificare uno in particolare. Proviamo a identificare il tè con la Cina e il caffè con l’Italia.

L’Italia è da molto che beve il tè, ma non conosce il rito del tè cinese. La Cina è da molto che ha aperto le porte al caffè, ma non riesce ancora a berlo.

I cinesi, ad uno sguardo non allenato, rischiano di sembrare tutti uguali: pelle gialla, capelli neri, statura bassa e occhi a mandorla. Una volta mi è capitato di assistere ad un breve dialogo tra figlia e padre italiani sull’argomento.

Lui: “Sembrano alieni. Tutti piccoletti uguali con i capelli neri. Tutti in fila davanti….”

Lei lo riprende scocciata: ”Papà, ma quelli sono Giapponesi!”

Lui continua: ”Cinesi o giapponesi, per me non c è differenza!”.

Se sapesse l’esistenza dei mongoli, kazakhi, coreani, filippini, taiwanesi, thailandesi (sarebbe troppo lunga nominarli tutti…), magari metterebbe anche loro nella lista di “persone indistinte dai cinesi”. Dopo aver intervistato diversi italiani di qualunque età, il pensiero più comune sul “cinese tipo” si racchiude in tre semplici concetti: ”Asociale, uguale agli altri, sempre a lavorare.”.

Gli italiani che non sono mai stati in Cina hanno una vista parziale, se non molto limitata, dello straniero dagli occhi a mandorla. La Cina è così grande che ridurre tutto ad una descrizione così effimera, significherebbe bere solo una goccia del loro tè. La nostra idea di “cinese” è deviata dalla conoscenza di un solo tipo di cittadino cinese. Infatti, coloro che abitano ormai da tempo sul territorio italiano, per la grande maggioranza, provengono dalla città di Wenzhou, nella provincia dello Zhejiang. È una città prevalentemente industriale ed è inevitabile che nel loro sangue scorra il talento per il commercio. Perciò “loro”, non “tutti”, non conoscono fine settimana e ferie ma solo il lavoro, creandosi il loro piccolo grande mondo, che gira tutto intorno al guadagno con il commercio tessile o la ristorazione.

Un’altra loro piccola peculiarità è un interesse pressoché nullo ad apprendere la lingua italiana. Prato ormai ne è da tempo uno degli esempi più eclatanti. A mano a mano, sempre più nuove ditte aprono i battenti, sempre più cinesi popolano la città, sempre più malcontento cresce tra gli italiani.

Ma questa grande migrazione non ci ricorda qualcosa già vissuto? Nel novembre del 2007

La Dott.ssa Valentina Pedone, sinologa e professoressa presso l’Università di Urbino “Caro Bo”, scrisse una relazione intitolata Emigrazione italiana e cinese dipinti con gli stessi colori. Nel documento la Dottoressa analizza le diverse affinità tra gli emigrati italiani dei primi anni del ‘900 in America e gli emigrati cinesi di oggi in Italia. La creazione di ghetti chiamati Little Italy, la volontà di isolarsi dal contesto ospite, la formazione di potenti organizzazioni criminali, sono tutti temi che delineano una forte somiglianza tra le due popolazioni, nonostante tra gli eventi cui si è accennato ci sia una differenza temporale di almeno un secolo. È interessante notare quanto la lettura di giornali come il New York Times o il Century Magazine dei primi anni del 900, descrivano in maniera chiara e dettagliata il nostro modo di vivere, la nostra alienazione dal contesto americano, il disprezzo dei cittadini americani nei nostri confronti.

“(…) Questi figli delle montagne d’immondizia siedono e selezionano i relitti della vita.(…)

Lo sporco che li circonda, l’odore di muffa delle loro abitazioni umide, è per loro piacevole e fa la loro felicità, come fosse un appartamento lussuoso.” New York Times 1906.

E ancora nel luglio 1914 il Century Magazine scrisse: “La gran parte degli italiani in questa città vive una vita per conto suo, quasi del tutto aliena dal contesto americano (…). Tra gli stranieri, gli italiani sono al livello più basso nell’adesione ai sindacati, nella capacità di parlare inglese, nello stadio di naturalezza dopo dieci anni di residenza”.

Alienazione e disinteresse nell’apprendimento della lingua. Italiani e cinesi simili sul territorio straniero.

“Ci sono amici venuti da molto lontano, non è una ragione per essere felici?”

有朋自远方来不亦乐乎? (you peng zi yuan fang lai bu yi le hu?)

E’ così che Confucio si rivolse ai suoi discepoli, quando ancora in Cina non c’era traccia di occhi grandi e pelle bianca. Forse si riferiva agli amici connazionali, ma è bello pensare che si rivolgesse a tutti gli amici del mondo. Sono tornata dalla Cina, dove sono stata straniera e raramente non-straniera. Sono tornata in Italia, dove mi capita spesso di sentirmi straniera.

Forse, come scrive Manuele Fior nella sua graphic novel cinquemila chilometri al secondo: “Agli occhi di queste persone rimaniamo degli estranei. Col tempo finiamo per diventarlo anche ai nostri cari”. “Il mio crimine è stato l’aver provato a essere un uomo tra gli uomini, l’aver cercato di scrollarmi di dosso quell’insopportabile sensazione di essere sempre uno straniero tra cinesi”.

Questo è quello che scrisse Tiziano Terzani, ai tempi in cui la Cina era nel mezzo della Rivoluzione Culturale (1966-1976) e lo scrittore fu arrestato per aver oltrepassato i limiti consentiti dalle istituzioni governative. Ora la Cina ha fatto grandi passi in avanti: quell’aria di rivoluzione e chiusura mentale si è mutata in curiosità e apertura verso l’Occidente. Ma ancora oggi, quando hai la sensazione di essere “un uomo tra gli uomini”, lo sguardo indiscreto dell’anziano o del turista cinese venuto dal sud, ti ricordano automaticamente che sei “lo straniero”.

Può succedere, non poche volte, di sentirsi “un alieno” o “un’animale da circo”. Il cinese sfodera la sua macchinetta fotografica o il suo cellulare di ultima generazione e…”click”, fotografato, pronto per essere messo sui loro social-network ( Renren è la copia di Facebook solo in versione cinese, dove sono tutti cinesi).

Il cinese di Pechino, o meglio ancora, di Shanghai, è difficile che si lasci andare a questo tipo di “attività”: ormai avvezzo com’è alla vista di ogni tipo di studente straniero che gironzola per le università, il suo sguardo si è placato, ma non la sua lingua: “Guarda quanti stranieri che ci sono!” dice una ragazza in tono quasi seccato all’amica e questa risponde: “Hai ragione, ogni anno sempre di più!”.

Dopo essere stata testimone di sguardi curiosi, ambigui, sorpresi, di parole sussurrate all’orecchio dell’amico, di macchine fotografiche puntate addosso e foto di gruppo, ho deciso di fare un sondaggio, una serie di domande con le quali costruirmi una piccola, limitata, ma pur oggettiva opinione riguardo a cosa pensano di noi stranieri in Cina. Gli piacciamo? Sono contenti di averci nel loro Paese? Quanto ci conoscono? Ho cercato di capirlo attraverso le risposte ottenute da un campione di circa 35 giovani cinesi di Pechino di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Specificare la collocazione geografica delle interviste, gioca un ruolo fondamentale sugli esiti del sondaggio.

1) AVETE MOLTI MODI PER INDICARE NOI STRANIERI: “WAIGUOREN” 外国人, ”WAIBIN” 外宾, “YANGGUIZI” 洋鬼子E “LAOWAI”老外. MI POTRESTI DARE UNA SPIEGAZIONE PER OGNI TERMINE?

Quasi il 60% ha risposto che con “waiguoren” indicano “tutti coloro che non sono di nazionalità cinese, includendo ogni tipo di cittadino straniero di origine cinese”. Quasi l’80% ha risposto che ”waibin” significa “ospite o visitatore straniero” ed è un modo cortese per invitare gli stranieri nel loro paese. Per esempio, spesso viene usato nelle università, nell’ambito governativo ecc.. Sul termine “yangguizi” la più quotata per almeno il 90% è stata: “ è una forma dispregiativa per indicare gli stranieri che lasciarono un segno indelebile nel periodo della dinastia Qing, quando gli europei invasero la Cina, maltrattando il popolo cinese. Ma ormai questo termine viene usato solo dagli anziani cinesi, in ricordo delle atroci azioni compiute dagli stranieri”. E’ il termine “laowai” che, a mio avviso, è ben importante spiegare, poiché molti stranieri lo percepiscono come termine di derisione o perfino dispregiativo. Dalle risposte che ottenute non sembra proprio così. Il 70% ha risposto che è un termine amichevole, con nessun tipo di declinazione offensiva. “Per esempio, tra di noi ci chiamiamo “lao Wang” o “lao Zhu” (“vecchio” Wang, “vecchio” Zhu), proprio ad indicare intimità, vicinanza, familiarità.”. C’è chi ha precisato:” in genere descrive persone con pelle bianca e capelli biondi. I giapponesi, coreani e i sud est asiatici, generalmente non li chiamiamo così”. Per autenticare maggiormente il suo pacifico significato, recentemente ho scoperto che è un termine spesso usato sui giornali. E’ interessante notare quanti modi hanno per indicarci, quando noi al confronto usiamo solo la parola “straniero”. Una delle cose più affascinanti della lingua cinese è proprio questa: dietro ogni loro ideogramma si cela tanta cultura e storia.

2) TI PIACEREBBE AVERE UN AMICO STRANIERO?

A questa domanda la grande maggioranza ha risposto entusiasta “Sì”. Il 20% ha scritto “dipende dal destino”. I cinesi si affidano molto all’ incontro voluto dalla sorte (yuanfen 缘 分). Gli attribuiscono Il succedere delle azioni, delle scelte, degli incontri. Tutto è dovuto al destino, al fato. Solo una piccola percentuale ha risposto “ non ci ho mai pensato”.

3) SE Sì, DI QUALE NAZIONALITA’?

La risposta più comune è stata: “Di qualunque nazionalità. Gli amici dovrebbero essere amici a prescindere. Dipende dalla qualità della persona.”. Al secondo posto troviamo: “Paesi sviluppati. Perché c’è una maggiore educazione e intraprendere una comunicazione sarebbe più facile”. Tra i paesi europei la preferenza va alla Germania con il 30%. Il motivo è stato per la serietà con cui i tedeschi affrontano i rapporti di amicizia e soprattutto di lavoro. L’Italia, la Spagna e la Francia sono stati scelti a pari merito specificando: “Sono città piene d’arte e cultura.”. Di paesi non europei, è stata scelta l’America con il 15% per motivi di studio, anche se spesso riconosciuta come una nazione caotica e pericolosa. Non mancano risposte più piccanti come: “mi piacerebbe avere un amico giapponese, perché in Giappone l’industria del sesso è molto sviluppata”.

4) PREGI E DIFETTI DEGLI OCCIDENTALI….

I pregi riconosciuti per la maggiore sono stati in ordine di classifica:- Aperti mentalmente.

– Quando parlano sono diretti e sinceri. E’ una delle risposte che all’inizio, mi ha lasciata più perplessa. Sinceri e diretti noi? Poi ho capito cosa intendessero dire. C’è un detto cinese che dice: “Parlare con la bocca, ma non con il cuore.” (kou shi xin fei 口是心非 oppure yan bu you zhong 言不由衷). Quando credono che le spiegazioni da dare siano troppo scomode, o magari poco educate, allora si lasciano andare a frasi di estrema cortesia, completamente opposte al loro pensiero. Per esempio: avete trascorso una sera a casa di alcuni vostri conoscenti cinesi. Si è fatto tardi, loro vorrebbero andare a letto. Poi uno di loro rivolgendosi a voi dice: “ Vuoi ancora qualcosa da bere?”. E’ un modo carino per farti capire che è tardi e che è arrivata l’ora che tu te ne vada. La sua bocca dice di restare, ma il suo cuore vorrebbe che tu te ne andassi.

– Una migliore educazione. Molti giovani cinesi credono che nelle loro scuole l’istruzione sia buona, ma troppo rigida: dagli orari estenuanti delle scuole elementari e superiori a esami di ammissione alle Università quasi impossibili. La nostra al confronto, dicono, proprio perché ritenuta più leggera e più accessibile, permette agli studenti di poter assimilare nel miglior modo possibile le nozioni insegnate e di conseguenza di metabolizzare le conoscenze, lasciando il tempo ai propri interessi e hobby.

– Sanno divertirsi e godersi la vita. I cinesi non hanno l’abitudine di andare a ballare i weekend, rincasare alle quattro di notte, uscire spesso con gli amici…Conducono una vita pressoché regolare, molto tranquilla. “L’eccesso” non fa parte del loro carattere e del loro modo di vivere. Un termine che spesso usano per descriversi è pingjing 平静, ovvero calmo, quieto, lontano soprattutto dall’esagerazione della vita notturna. Vedere gli amici tutti o quasi tutti i fine settimana, stare al telefono per ore ecc,.. ai loro occhi risulta strano. Per loro è sufficiente sapere che l’amico sta bene e vedersi due, tre volte il mese.

– Gentili. Molte volte diciamo “grazie”, “scusi”, “mi fa passare per favore?”. I cinesi non si lasciano andare a frasi di cortesia tanto facilmente. Preferiscono tacere e limitarsi ad una spallata per scendere dalla metro, sorpassarti per strada senza prestare attenzione a quanto spazio necessario hanno a disposizione. Raramente ho assistito a cinesi rammaricati per averti urtato o pestato un piede.

– Hanno spirito d’iniziativa e idee individuali. Fin dalle scuole elementari viene insegnato loro a copiare un carattere per diecimila volte, a fare tutto come tutti gli altri, a dire frasi di patriottismo come “Siamo il fiore della patria futura”, ad avere un’idea comune. Parole come iniziativa e individualismo sono ben lontane dalla loro cultura.

– Hanno un grande umorismo. Per loro siamo molto divertenti e scherzosi.

– Sanno vestirsi meglio. I cinesi non possono vantarsi di saper abbinare i vestiti e i colori giusti insieme. Pechino non gode di una buona reputazione in questo ambito, spesso derisi dai loro compatrioti di Shanghai con l’etichetta di “terroni” (tu 土). Un po’ di tempo fa, ho letto su una rivista che l’ultima moda dei cinesi era uscire con il pigiama. E’ vero, spesso escono con il pigiamone invernale, ma non per moda, solo per comodità. Per loro la parola “comodità” viene prima di “fashion” .

– Sanno parlare l’inglese. A Pechino è difficile trovare giovani tra i 20-30 anni che sappiano parlare l’inglese, mentre a Shanghai, oltre ai giovani, anche persone di mezza età sanno darti le indicazioni stradali. Perfino i mendicanti si sono internazionalizzati: “Please give me money” oppure “You…beautiful..money”.

– La società non dà importanza ai gradi sociali. In Cina è fondamentale appartenere ad un buon grado sociale. Se sei cameriere non avrai buon rispetto. Ho notato che molte volte ai ristoranti i cinesi non usano maniere molto educate per chiamare le cameriere: schiocca di dita o battute sarcastiche se non sono soddisfatti del servizio. Una volta ho assistito addirittura ad un cinese che urlava in faccia alla cameriera, perché il piatto non era di suo gradimento. Se invece sei un manager godrai di un ottimo rispetto. Dovrai frequentare ristoranti costosi, i locali giusti e vestire sempre bene. Una volta dovevo andare a cena con una mia amica cinese. Eravamo lungo una strada e poi mi fermai davanti ad un’osteria, dove la pulizia non faceva da padrona, ma i piatti avevano un’aspetto assolutamente genuino e delizioso. Lei voleva chiamare un suo amico manager, ma poi mi disse: “Anch’io voglio mangiare qui, ma lui non lo chiamo.” Io stupita domandai: “Perché?” . E lei: “Perché lui non può mangiare in questi posti così alla buona con il ruolo che ha! Non passerebbe bene”.

– Sono democratici.

– Sono in salute. Si basano molto sul colore della pelle.

– Possono realizzare con più facilità i loro sogni. “Se desiderano viaggiare, allora partono senza tanti problemi!”. Oltre il problema dei soldi e il lavoro, anche le procedure per avere il visto sono lunghe ed estenuanti.

Difetti:

– Testardi.

– Discriminazione razziale.

– Un forte senso di superiorità. Il laowai in terra cinese si sente più forte, più capace, più pieno di sé, più “ io qui posso permettermi di fare tutto ”. Ero in metro. Dopo poco, salgono quattro stranieri. Ubriachi marci, voci alte, risate sonore. Ed ecco che arriva il bello: decidono di fare una gara di forza. Chi fosse riuscito a fare un maggior numero di flessioni aggrappandosi al palo della metro, avrebbe vinto. Così ho investigato sulla reazione del pubblico cinese circostante: c’è chi aveva uno sguardo di disapprovazione, chi invece partecipava con sorrisi e sguardi divertiti, ma in molti erano quelli che facevano finta di niente, come se non fosse una novità, bensì una routine.

– Violenti e aggressivi. Una persona mi ha scritto: “Gli americani praticano la Box per il semplice gusto di picchiarsi. Le nostre discipline (taiqi-kongfu) manifestano il concetto di controllare i propri istinti, evitando la violenza dell’altro. Oppure attraverso le arti marziali, ci limitiamo a pure performance artistiche”. Durante il mio soggiorno a Pechino mi è capitato di assistere alla seguente scena: stavo camminando lungo una strada affiancata da negozi e caffè. Poi ho notato tanta gente accalcata fuori da una pasticceria. Che cosa c’era di tanto curioso da guardare dentro? Mi avvicino, da spettatrice incuriosita e scopro una colluttazione tra due cinesi. Uno era il commesso e l’altro un cliente. Niente pugni. Niente violenza. Niente offese. Era un intrecciarsi, un contorcersi tra loro. Non so il motivo dello scontro, ma la cosa più curiosa è stato il modo con il quale hanno smesso. Tacita e consenziente. E’ come se avessero capito di aver fatto troppo spettacolo. Tutto è tornato alla normalità senza un vero passaggio logico, o almeno non visibile ai miei occhi. Il cliente ha posato il dolce sul bancone e pagato il conto. Allora subito ho pensato: “Se dentro ci fossero stati due occidentali come avrebbero affrontato la situazione?”.

– Hanno molti pregiudizi su noi cinesi.

– I loro sentimenti sono troppo evidenti agli occhi di tutti. Una persona mi ha scritto: “Forse quando vedono i rapporti d’amicizia e d’amore tra noi cinesi, pensano che siamo troppo freddi e che magari non diamo importanza ai sentimenti”. Tutto si riallaccia al concetto di pingjing 平静, calma, tranquillità.

Un mio amico cinese doveva tornare a casa per la Festa della Primavera. Era da molto che non vedeva sua madre. Io esclamai: “Sarà contenta quando ti vedrà! Chissà come ti abbraccerà forte!”. Lui rise divertito e poi disse: “No, non mi bacerà, né mi abbraccerà.

Quando mi vedrà, sarà contentissima, ma dal suo viso trasparirà solo un sorriso e si limiterà a dire “ben tornato a casa!”. Noi cinesi siamo fatti così”.

– Non prestano attenzione ai sentimenti dell’altra persona. Il concetto di “amore” tra Oriente e Occidente è totalmente diverso. Io sono d’accordo con le parole del mistico contemporaneo Osho, che nel suo libro Con te e senza di te, scrive: “In Oriente la gente si aggrappa alla sicurezza, al comfort, alla formalità; in Occidente, alla libertà del proprio ego, alla mancanza di coinvolgimento. Ma l’amore soffre in entrambe le situazioni”.

– Danno poca importanza al significato di famiglia. Molti cinesi pensano che per noi sia un concetto troppo vago, poco radicato. Invece per loro è di estrema importanza. In Oriente la felicità si racchiude in tre concetti: “Moglie, figli e una casa accogliente” (laopo haizi rekangtou 老婆孩子热炕头). Se osserviamo il carattere antico di casa jia 家 esprime un concetto molto simile: sopra c’è il tetto e sotto un suino. Sommando i caratteri si ha la spiegazione di un significato più complesso, ovvero quello di una persona che ha la possibilità di avere un tetto sicuro, dove può allevare bestiame e di conseguenza cibarsi di carne.

– Non sanno parlare cinese. Ci sono molti stranieri, che abitano da anni a Pechino, ma che non sanno parlare il cinese. A volte però, capita che anche i cinesi abbiamo dei problemi di comunicazione tra loro. Stavo guardando la televisione cinese. C’era un programma, sulla falsariga di un “Uomini e Donne” in versione orientale. Un ragazzo doveva scegliere la ragazza ideale, tra dieci partecipanti. Il conduttore fa parlare ogni ragazza per presentarsi, esprimere i propri gusti ecc…Ed ecco che una delle ragazze inizia a parlare in modo più complicato. Soddisfatta, sorride e aspetta il parere del ragazzo. Lui con una faccia perplessa, esita un attimo e poi dice balbettando: “Ecco mi è difficile risponderti….” e continua: “Mmmm…perché ci sono alcuni caratteri che non ho tanto capito…”. Il conduttore ride, io rido, la ragazza meno. Poi il conduttore schernendolo: “Ma sei cinese o no?”.

La Cina è ricca di mille dialetti e etnie differenti. Ed è proprio per questo che in ogni canale, rigorosamente, ci sono i caratteri scritti sotto.

Ulteriori risposte di difficile spiegazione, ma di aspetto curioso sono state:

– Trasformano le cose semplici in cose più complesse.

– Mancano di rispetto per gli anziani.

– Sono persone sole.

– Anche chi non è educato fa finta di esserlo.

– Sono viziati.

– Sanno come perdere tempo.

– Divorziano con più facilità rispetto agli orientali. Ma aggiungono ”Anche in Cina adesso stanno aumentando notevolmente rispetto a prima”.

– Non sanno accettare le cose che non gli piacciono. Nonostante abbia avuto la minor percentuale, credo che sia la risposta meno scontata e più centrata.

5) SECONDO TE GLI OCCIDENTALI CHE ATTEGGIAMENTO HANNO NEI CONFRONTI DELLA CULTURA E DELLE PERSONE CINESI?

Riguardo alla cultura cinese:

Quasi l’80% ha risposto che noi occidentali nonostante rimaniamo affascinati e incuriositi dalla loro cultura, ancora ci è difficile comprenderla.

Una critica che ci è stata fatta: “L’unica cosa che gli occidentali possono comprendere della cultura cinese sono le tradizioni culinarie. Per tutti gli altri aspetti non possono capire, perché i vostri notiziari sanno solo criticare la nostra società, nascondendo tutto quello che c’è di buono. Agli occhi degli stranieri il governo cinese è un governo sbagliato, privo di libertà. La vera Cina, non è rappresentata dal governo, ma sta dormendo profondamente dentro il cuore di ogni persona cinese. Le tradizioni e la storia adesso sono totalmente scomparse. Solo poche persone straniere che studiano più a fondo (ricercatori, dottorandi) possono riuscire a carpire la centenaria cultura che abbiamo alle spalle”.

Riguardo alle persone cinesi:

Il 50% ha risposto che: ”In fondo non ci possono vedere: per loro non siamo abbastanza civilizzati e non abbiano educazione”. Un’altra risposta abbastanza quotata è stata: “Percepisco un senso di delusione, alcune volte perfino discriminazione. Naturalmente questo è legato a motivi storici, ai film, all’influenza delle notizie trasmesse ai telegiornali”.

C’è chi è stato molto più schietto, evitando qualsiasi tipo di filtro emotivo, sentenziando: “Credono che ci meritiamo di morire” oppure “ci detestano, nella solita misura in cui noi detestiamo loro”. Ma le risposte positive non sono mancate: “Sono interessati a conoscerci, sono amichevoli e sensibili” oppure “molti occidentali pensano che siamo un popolo intelligente”.

6) CI SONO DIFFERENZE TRA IL COMPORTAMENTO DELLO STRANIERO ORIENTALE RISPETTO A QUELLO DELLO STRANIERO OCCIDENTALE?

In quasi il 75% hanno risposto che gli stranieri orientali riescono a stare più a tempo con la velocità della società cinese, poiché più vicini geograficamente e culturalmente. C’è chi per spiegare la differenza si è lasciato a un detto cinese: “Gli occidentali lanciano uno sguardo di una tigre impaurita, gli orientali invece sembrano affamati come tigri”. Il significato è che l’Occidente, nonostante abbia grandi capacità, guarda la Cina come impaurita, l’Oriente (Corea, Giappone ecc…) invece la osserva, tentando di capire i suoi punti deboli.

7) SECONDO TE CI SONO DIFFERENZE TRA UNA PERSONA SPAGNOLA, ITALIANA, TEDESCA, FRANCESE ECC…? INTENDO S IA ESTETICAMENTE CHE CARATTERIALMENTE.

Per i cinesi distinguere esteticamente un russo da un italiano o un tedesco da uno spagnolo può essere un’impresa alquanto ardua. Quasi unanimi hanno risposto che “esteticamente gli occidentali sono un po’ tutti uguali”. Non dovrebbe risultare tanto strano, dato che in fondo è quello che succede a noi quando vediamo una persona orientale: come abbiamo accennato in apertura, ad occhi poco allenati è difficile riuscire a capire se è una persona è coreana, cinese o giapponese. E’ semplicemente orientale.

Circa il 10% ha speso parole lusinghevoli sull’estetica italiana, soprattutto per la sfera femminile: ”Gli italiani hanno un colore di pelle salutare e le ragazze sono piene di bellezza naturale”. Nell’ambito caratteriale gli spagnoli vincono la fascia dei più sfaticati in campo lavorativo, prediligendo l’ozio e il divertimento. Sui francesi hanno avuto il peggior giudizio: arroganti, ostentano un senso di superiorità. I tedeschi sono al gradino più alto di affidabilità nella vita e nel lavoro, prestando attenzione alla qualità delle cose. Sugli italiani l’aggettivo che ha primeggiato sugli altri, è stato “easygoing”, per poi lasciare il secondo posto alla parola “libertini” e proseguendo con questa riflessione: ”Fanno molta più attenzione a come rendersi felici, mettendo la felicità al primo posto.” I maschi italiani primeggiano nell’ambito amoroso: “Hanno il super potere di saper rimorchiare le ragazze.

Non c è niente da fare: hanno fascino!”. La nostra qualità in ambito artistico non poteva rimanere all’oscuro: “Sono pieni d’arte e creatività!”. Per poi essere accusati di uno sfoggio esagerato della nostra cultura e delle nostre tradizioni culinarie.

8) PIU’ PASSA IL TEMPO E PiU’ SI VEDONO COPPIE MISTE. SE VEDETE UN RAGAZZO CINESE CON UNA RAGAZZA STRANIERA COSA PENSATE? E SE FOSSE UN RAGAZZO STRANIERO CON UNA RAGAZZA CINESE?

Il quadro generale è stato il seguente: Nel primo caso la risposta è stata molto positiva. Il ragazzo cinese “avrà un futuro luminoso” oppure “sicuramente tra i due c’è vero amore”.

Nella seconda situazione la ragazza cinese è stata accusata come “interessata solo ai soldi” oppure “ di volersi sposare con uno straniero per avere l’opportunità di andare all’estero”.

Ho riscontrato anch’io questa triste realtà. Conosco alcune ragazze cinesi che spesso sono alla ricerca di uomini adulti, ricchi e possibilmente stranieri, per avere una maggiore stabilità economica e, se sono ragazze di 27-28 anni, dopo un paio di mesi di frequenza pensano sicuramente al matrimonio. Molte volte sono i genitori a fare pressioni alle proprie figlie, ricordando loro che l’obiettivo principale è sposarsi non oltre i 28 anni. Non importa quanto amore ci sia, basta avere un marito con i soldi. C’e’ anche chi si vanta al bar con le amiche dicendo: “mia madre mi ha detto di trovarmi uno straniero, almeno posso fare la mantenuta!”. Alcuni hanno invece dipinto l’occidentale con tinte ben più aspre: “la ragazza occidentale prende in giro il ragazzo cinese, la ragazza cinese viene presa in giro dal ragazzo occidentale”. In pochi hanno risposto in maniera più equilibrata e serena: “Penserei la stessa cosa per entrambe le situazioni: due mondi che si fondano insieme”. Ho notato che se la coppia è ragazzo occidentale e ragazza cinese, quasi sicuramente la lingua usata per comunicare è l’inglese. Se si ribaltano i sessi e le nazionalità la lingua usata è invece il cinese.

9) COSA NE PENSI DEI MATRIMONI MISTI?

La risposta è stata unanime: “ La trovo una cosa molto positiva. I vantaggi sono molteplici: può nascere un figlio più bello e più intelligente, inoltre possono ampliare la conoscenza di un’altra cultura rispetto alla propria. Sicuramente i problemi d’affrontare non saranno pochi: culture differenti, abitudini di vita diverse, la lingua….”. I matrimoni misti più comuni in Cina sono con giapponesi o coreani, nella sfera occidentale le russe primeggiano al primo posto e al secondo posto i tedeschi. A Pechino gira voce che molte ragazze russe si recherebbero in Cina appositamente per trovarsi un marito.

10) TI PIACEREBBE VIVERE PER UN PERIODO ALL’ESTERO? SE Sì, DOVE? E PERCHE’? (per lavorare, studio, turismo o un altro motivo?)

Il posto più quotato per il 40% è stato il Canada. Ogni anno molti ragazzi cinesi vanno in Canada per studiare. Molti ne rimangono soddisfatti per l’aria pulita, l’ambiente e le condizioni di vita. Un altro 40% ha detto che gli piacerebbe andare all’estero, ma non ci sono le condizioni economiche per farlo. Un 10% ha risposto: “In qualunque posto che sia sicuro, che vanti una lunga storia e sia tranquillo”. Anche l’Italia ha avuto voce in capitolo, che si è piazzato subito dopo il Canada, per poi proseguire con Francia, America, Germania e Svizzera. Quest’ultima perché è rinomata per essere un paese pacifico e tranquillo. La scelta dell’Inghilterra viene declinata semplicemente per le spesso brutte condizioni atmosferiche. C’è chi invece ha idee ancora più precise: “Ad Hong Kong, Tokyo, Roma, Bali, Tailandia, Berlino e New York, perché ci sono tante librerie, biblioteche e musei”.

11) SE TI DICO “ITALIA” A COSA O A CHI PENSI?

In ordine di percentuali, a gran distacco con il 70% si classifica il calcio, specificando una particolare adorazione verso Batistuta e Roberto Baggio. Al secondo posto la pasta, poi la pizza, la mafia (è una delle parole che soprattutto ai taxisti piace dire se sanno di essere in compagnia di un italiano), la Ferrari, l’arte, i bei vestiti, i resti storici, gli amici e ultima: “la nazione che più delle altre non sa combattere”.

12) TI PIACEREBBE VENIRE IN ITALIA?

L’80% ha detto a gran voce: “Se avessi l’opportunità molto volentieri”. C’è chi invece non ci ha mai pensato e infine il 5% ha scritto un chiaro e decisivo “No”.

13) IL PRIMO POSTO ITALIANO CHE TI VIENE IN MENTE?

Senza ombra di dubbio, la capitale storica rimane in testa con il quasi 60% “Se proprio devo dire un posto, penso a Roma, perché la scrittrice Susan Sontag andava spesso là”. Venezia, spesso paragonata a Suzhou, città sull’acqua molto vicina a Shanghai, si aggiudica il secondo posto per poi seguire con Firenze e Milano che gareggiano per il terzo posto. Un buon 10% ha sentenziato con un “non lo so proprio”.

14) LA CUCINA ITALIANA è FAMOSA IN TUTTO IL MONDO. SEI MAI ANDATO IN UN RISTORANTE ITALIANO? CHE PIATTO TI PIACE?

Molti cinesi non sono mai andati in un ristorante italiano e i pochi che ci sono andati in Cina, non possono sapere se davvero hanno mangiato piatti autentici italiani. Molti scambiano la “Pizza Hut”, come un prodotto nostrano. Quando però dici loro che quella è una pizza americana, ti guardano come se gli fosse crollata una certezza ormai consolidata da secoli. Io ci tengo a ricordarlo a ogni mio amico cinese: Pizza Hut = no Italy. “Non sento l’esigenza di andarci: mi piacciono i piatti cinesi” ha sentenziato il 15%. Solo una persona ha espressamente scritto: “Sono stato in Italia. Mi piace la lasagna, il pesto, la macedonia e la parmigiana!”. Tuttavia, per esperienza posso dire che i cinesi non vanno pazzi per i formaggi dal gusto forte come il parmigiano e i sughi dal sapore deciso come il pesto, perché completamente opposti ai loro. Gli italiani spesso quando assaggiano un piatto cinese ritengono, infatti, che sia insapore.

15) GLI ITALIANI SPESSO CRITICANO LE DIETE ALIMENTARI DEGLI ALTRI POPOLI, VANTANDO DI UNA CUCINA SALUTARE E BUONA. TU COME VEDI LE NOSTRE ABITUDINI ALIMENTARI? SE NON CONOSCI QUELLE ITALIANE, TI PUOI RIFERIRE A QUELLE OCCIDENTALI IN GENERALE.

“A questa domanda non so proprio rispondere”. Così è stato il verdetto finale per quasi venticinque persone. Le abitudini alimentari occidentali e soprattutto quelle italiane sono all’oscuro. Molti cinesi non approvano la nostra abitudine nel bere acqua fredda durante i pasti. Consigliano vivamente acqua calda, non solo nella vita quotidiana, ma anche quando una persona soffre di problemi intestinali. A questa spiegazione non ho ancora trovato una risposta. Mangiare dolce a colazione non è un’abitudine in grande voga. La mattina prediligono una sana zuppa di riso bollito, che ha le sembianze di un porridge, chiamata “zhou”粥. Un 10% si è trovato d’accordo con le seguenti parole: “credo che la dieta italiana sia molto salutare, salvaguardare le proprie tradizione è una cosa molto importante. Naturalmente anche i piatti cinesi, se saputi mangiare, sono salutari”.

Un 5% ha scritto:” Bisognerebbe dire che il vostro tipo di alimentazione è adatto alla vostra tipologia di persona”. Solo una persona che evidentemente è stata in Italia ha scritto:” Credo che la cucina italiana non sia per niente male, ma per mangiare devi aspettare troppo tempo, sono un po’ cari e per giunta portano un piatto alla volta. Inoltre i piatti buoni è possibile trovarli solo nei ristoranti tipici, invece in Cina per mangiare piati tipici cinesi si spende poco e si mangia tanto, inoltre non bisogna aspettare tanto tempo, eccetto che per l’anatra arrosto.”

16) CONOSCI UN FILM ITALIANO?

La percentuale più alta va alla risposta “Non lo so”. Il Film più conosciuto è risultato: Malena con Monica Bellucci, poi La vita è bella, Cinema Paradiso, Ladri di biciclette e La leggenda del pianista sull’oceano. Una persona ha pensato che anche Il padrino fosse un film italiano.

17) MOLTI ITALIANI SI DOMANDANO PERCHE’ VOI PER STRADA SPUTATE E A TAVOLA RUTTATE ANCHE SE SIETE IN UN RISTORANTE. DA NOI E’ CONSIDERATO MALEDUCAZIONE. SE TU FOSSI IN COMPAGNIA DI UNA DI QUESTE PERSONE ED ESSA TI CHIEDESSE GENTILMENTE DI EVITARE QUESTI COMPORTAMENTI, LO FARESTI?

Ci sono state delle risposte completamente divergenti tra loro. La prima è: “Delle volte si rutta per scherzo. Ma non bisogna pensare che in Cina non ci siano mai state delle regole di comportamento. E’adesso che il cinese è così menefreghista!” contro “Questo comportamento si manifestava più prima, perché la Cina era molto povera e la gente non conosceva l’educazione. Adesso c’è più istruzione”. Io non sono d’accordo con entrambe le spiegazioni. Non si tratta di passato-presente o ricchezza-povertà, ma di cultura. Culturalmente il cinese no ha mai accusato lo “sputare” e il “ruttare” come un gesto maleducato. E’ un comportamento inculcato dalla società occidentale e quindi in presenza di uno di essi, il cinese cerca di trattenersi, ma non perché percepisce che il gesto sia maleducato, ma per il semplice motivo che l’occidentale lo riterrebbe tale. Il mio pensiero è stato poi confermato per il 60% con le seguenti parole:

“Credo che sia davvero difficile trattenersi dal ruttare, perché fin da piccoli i genitori non credono che questo sia un gran problema. Se fossi con uno straniero cercherei di trattenermi, ma non glielo prometterei”. Un 30% ha azzardato:”anzitutto io non lo farei. Ma nell’ipotesi ruttassi, mi vergognerei e chiederei scusa. Inoltre mi riprometterei a me stesso che non accada mai più”. Le risposte più curiose sono state: “Ruttare è una reazione fisiologica, sputare non va bene” oppure ” Se mentre siamo a tavola, io, non facendo attenzione, ruttassi e l’occidentale mi riprendesse, io risponderei: “sorry” , ma in realtà penserei che sia solo un mio problema. Se invece prima di mangiare mi chiedesse di non ruttare, allora è lui che sarebbe maleducato con me!”. A Pechino mi sono capitati diversi episodi al riguardo:

Una volta ero a tavola con diversi amici cinesi, tutti con un background universitario e con un buon lavoro. Uno di loro lancia un sonoro “Rhuaaa”. Tutti ridono, poi uno lo riprende dicendo: “dai evita c’è lei!”. L’altro risponde: “Finché sono in Cina posso comportami come mi pare!”.

Una volta un mio amico cinese, mentre mi aiutava a leggere un testo in caratteri, all’improvviso mi ruttò nel viso. Io spalancai gli occhi incredula. Per lui invece non era successo niente, a parte un leggero cambio temporaneo d’aria circostante. Per non parlare degli sputi. Mi è sempre rimasta impressa una scena, che si ripeteva ogni mattina prima di andare a lezione. Appena mi svegliavo, il primo suono che sentivo, tralasciando la musica della ginnastica mattutina della scuola media, che fiancheggiava la mia camera, era lo scaracchio del mio coinquilino cinese che con la sua valigetta, varcava la soglia pronto per andare in ufficio.

Una curiosità interessane è che perfino sui treni, che prevedono diverse ore di viaggio, esistono dei vassoi di alluminio fatti appositamente per sputare, qualora durante il viaggio si avesse tale esigenza “fisiologica”. L’aria di Pechino sicuramente non aiuta: l’inquinamento e la polvere che una persona può respirare durante la giornata è notevole, alimentando così la voglia di emetterla fuori con sputi.

Ma in realtà, in questo ambito i maschi occidentali non peccano di negligenza, infatti spesso e volentieri sono accorti discepoli nel seguire il famoso detto cinese:”cerca di conformarti alle usanze del posto in cui ti trovi” (rui xiang sui su入乡随俗).

18) COSA PENSI DELL’ESTETICA OCCIDENTALE? FARESTI MAI UN’INTERVENTO DI CHIRURGIA PER ASSOMIGLIARGLI?

Se un tempo, le ragazze cinesi avrebbero fatto di tutto per avere gli occhi grandi e o un bel naso pronunciato da ragazza occidentale, adesso è aumentata la stima in se stesse. Nessuno si sottoporrebbe ad un intervento e quasi tutti hanno sottolineato che “anche noi cinesi abbiamo la nostra bellezza”. Un detto cinese dice: ”corpo, busto, capelli, pelle, è quello che i genitori ci danno. Non si cambia, non si cambia!”. Sull’estetica occidentale in molti hanno detto “niente male!” oppure “non credo che tutti gli occidentali siano belli, ma la maggior parte sembra in salute”. Una piccola parte ha detto: “invidio solo la loro pelle bianca!”. A tal proposito in Cina esistono creme sbiancanti. In estate niente abbronzatura, anzi spesso è preferibile andare in giro con ombrellini per proteggersi dai raggi solari ovunque: per strada o sulla spiaggia non fa differenza. Ricorda un po’ il nostro ‘700, quando la nobiltà aveva la pelle color porcellana per risaltare la loro ricchezza e distinguersi dalla massa. Solo il 5% ha detto “Alcuni occidentali sono più belli degli orientali.”

19) PREFERISCI ATTORI, MUSICA, FILM CINESI O OCCIDENTALI?

Nel maggior numero di casi la risposta è stata: “E’ uguale. L’arte non ha frontiere. Entrambe le culture hanno le proprie forze. L’importante è che mi piaccia”. Un buon 30% si è schierato a favore della propria patria: ”preferisco la musica, gli attori e i film cinesi”. Un 10% si è schierato a favore di: “Quelli occidentali. Il mondo dello spettacolo occidentale rispetto a quello orientale è più maturo”.

20) SE DAVANTI A TE HAI UNA TAZZA DI TE’ E UNA DI CAFFE’ QUALE SCEGLIERESTI?

Il tè ha indubbiamente il primo posto con quasi l’80% delle preferenze: “se ho davvero sete, sceglierei il tè!”, “se nel caffè non aggiungo lo zucchero, allora sceglierei il tè”. “Entrambe” è la risposta del 10% .“Dal lunedì al venerdì sceglierei il caffè, perché per lavorare ci vuole carica ed energia. Ma il fine settimana sceglierei il tè, per rilassarmi e inoltre per ammazzare il tempo, mi dedicherei alla cerimonia del tè.”. Solo una minima percentuale ha scelto il caffè.

Dalle risposte date, sembra di percepire che la loro conoscenza dell’occidentale non vada oltre gli stereotipi. Nessuno o quasi sembra avere una “conoscenza per contatto”. Questo è dovuto al fatto che in Cina e, nello specifico, a Pechino, gli stranieri non riescono ad amalgamarsi spontaneamente con la popolazione cinese, è come se vivessero nella solita città, ma in un binario parallelo.

Nonostante Pechino sia una città privilegiata per lo studio della lingua cinese, ancora lo straniero non sembra riuscire ad avere un vero rapporto con la popolazione dagli occhi a mandorla. Preferiscono stare tra stranieri, proprio come d’altronde fanno i cinesi in Italia.

In realtà prima molti stranieri, che giungevano nella Città Proibita, erano sinologi e studiosi, invece adesso c’è un grande affollamento di occidentali in cerca di una vita facile ed economica rispetto al proprio paese, con nessun interesse ad apprendere la lingua. Come si è visto dal risultato del questionario, la grande maggioranza sarebbe davvero entusiasta di avere un amico straniero. Soprattutto gli studenti cinesi che studiano le lingue straniere.

Può capitare, che alle uscite delle università ci sia qualche giovane cinese che chieda un scambio di lingua, con preferenza verso l’americano o l’inglese.

Può inoltre succedere che dopo uno scontro di bici un cinese ti chieda “vuoi essere mio amico?”.

Pechino nonostante sia una città che ha subito e sta subendo forti cambiamenti sotto il punto di vista industriale, mantiene sempre quel sapore tradizionale e ben distinto della vecchia Cina, quella società ancora agganciata, fortunatamente, alle proprie tradizioni, ma che con passo curioso si affaccia verso l’Occidente.

“Tè o caffè? La tradizione vorrebbe il tè, ma questa nostra generazione ha più l’abitudine a bere Coca Cola e caffè. Io sceglierei l’acqua calda. Non ho l’abitudine di bere il tè. Ogni tanto quando vado al Mc Donald con gli amici mi capita di prendere il caffè.”

angelopieroni

Un pensiero su “IL TE’ E IL CAFFE’

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